Premio RATI nasce proprio con l’intenzione di investire sulle competenze delle giovani generazioni

Intervista a Matteo Giangrande, insegnante e membro del direttivo dell’Associazione RATI

Qual è stato il rapporto tra creatività e fattibilità dei progetti presentati? Quale dei due aspetti avete tenuto più in considerazione?

Personalmente sono stato molto colpito dall’aspetto creativo, ma questo non mi ha distolto dal valutare anche l’elemento della fattibilità concreta: i progetti comunque devono essere in grado di intercettare bisogni reali.

Rispetto alla prima edizione, quali sono state le differenze principali delle idee che i ragazzi hanno esposto?

In parte i progetti hanno richiamato la precedente edizione: mi riferisco a quei lavori radicati più che altro nel percorso di studi e finalizzati a soddisfare bisogni reali, trasformando gli stati emotivi in dati concreti. Ho rilevato però, rispetto all’anno scorso, la presenza di un numero maggiore di studenti che ha posto invece l’accento sul benessere e sulle necessità ad esso connesse.

Un esempio tra tanti è quello dell’ITS di Chieti, il cui progetto ha tentato di tradurre in immagini gli stati della mente umana, partendo quindi proprio dal bisogno di esprimere sé stessi e le proprie necessità.

I ragazzi sono riusciti ad interpretare lo spirito fondativo del Premio RATI?

Il Premio RATI nasce proprio con l’intenzione di investire sulle competenze delle giovani generazioni e in questo senso i progetti presentati quest’anno hanno soddisfatto appieno lo spirito del premio.

Intervista realizzata dagli studenti

Alessandro Fabbricini

Cesare Di Biase

Emiliano Tano

Samuele Zulli